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martedì 7 aprile 2015

Il circolo Pickwick





Quando si è trattato di decidere il nome di questo simpatico blog, all’inizio non sapevamo cosa tirare fuori, ci voleva qualcosa che rendesse bene l’idea di ciò che volevamo fare e che al contempo fosse facile da ricordare.

Poi, un giorno, l’illuminazione: “Perché non lo chiamiamo ‘Il circolo Pickwick’?”. “Sì, bello!”

Il nome che abbiamo scelto è quello dell’opera che ha reso celebre Charles Dickens, autore inglese nato nel 1812 e morto nel 1870.

Mai titolo avrebbe potuto essere più azzeccato, perché come il signor Pickwick e i suoi amici vanno in giro per l’Inghilterra per scoprire usanze, personaggi, curiosità e storia del loro paese, così il nostro blog vuole essere un viaggio nella cultura britannica, toccando tutti gli argomenti possibili, con un occhio sempre attento alla grammatica, elemento imprescindibile.




L’opera racconta di Samuel Pickwick, ricco e anziano gentleman, fondatore e presidente a vita del circolo che porta il suo nome. Per ampliare la sua conoscenza dei fenomeni della vita, decide che lui e altri tre membri, Nathaniel Winkle, Augustus Snodgrass e Tracy Tupman, intraprendano un viaggio in carrozza attraverso posti diversi da Londra, per poi tornare al circolo e raccontare delle loro scoperte. Durante il viaggio si unirà a loro Sam Weller, un lustrascarpe che diventerà domestico e grande amico di Pickwick.


Ai tempi, nel 1836, il libro non uscì come pubblicazione ‘unica’, se così si può dire, ma a fascicoli, perché la casa editrice Chapman & Hall aveva incaricato il giovane scrittore di scrivere dei bozzetti narrativi per accompagnare i disegni (che avevano soggetto sportivo) del caricaturista Robert Seymour, che sarebbero usciti mensilmente a un prezzo basso. Alla morte del disegnatore (che fu sostituito, dopo una breve parentesi con Robert William Buss, da Hablot Knight Browne, conosciuto come Phiz, che da allora collaborò stabilmente con lo scrittore), Dickens prese la direzione di questo progetto, riducendo le illustrazioni e aumentando le pagine. Il successo fu eclatante: le copie si moltiplicarono in maniera esponenziale, le letture pubbliche all’ora del tè divennero un appuntamento costante. Il cambio fu favorevole anche dal punto di vista narrativo: si creò una maggiore continuità e il testo acquisì unitarietà.


Dickens racconta le avventure del gruppo di amici del signor Pickwick con una ironia bonaria, mostrando al lettore una variegata galleria di personaggi, fra i quali anche importanti figure femminili, come la padrona di casa del protagonista, la signora Bardell, che cita in giudizio Pickwick per mancata promessa di matrimonio, frutto di un equivoco. In generale, quelle dipinte da Dickens, più che figure a tutto tondo, sono caricature, inserite nella folla di Londra o nelle case di campagna borghesi, in taverne e locande, fra avvocati imbroglioni, bimbi dispettosi, ragazze da marito, zitelle e vedove, impiegati fannulloni.


‘Il circolo Pickwick’ è la fusione di tre differenti filoni letterari: il romanzo picaresco, rintracciabile nel rapporto tra Pickwick e Sam Weller, che pare un novello Sancho Panza, nonché nella determinazione con cui Pickwick entra nella prigione per debitori per lottare contro un’ingiusta sentenza; la letteratura umoristica inglese, che poi avrà i suoi maggiori rappresentanti in Jerome, Chesterton e Wodehouse. Infine, la letteratura sociale dell’Ottocento, in modo particolare nella descrizione della prigione di Marshalsea, che Dickens conosceva perché ci era stato suo padre.


‘Il circolo Pickwick’ è un libro che dovrebbe essere presente in tutte le case, perché Dickens riesce a far divertire e allo stesso tempo a far riflettere il lettore, descrivendo il variegato universo umano.

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