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domenica 2 agosto 2020

Il Poliziesco e la filosofia





Tutti gli storici del romanzo poliziesco si trovano concordi nel sostenere che questo filone letterario o para- letterario è un figlio minore del positivismo, di quella corrente filosofica che dominò la scena culturale intorno alla metà dell' Ottocento. Poe, Gabriau e Conan Doyle sono, secondo il giudizio di molti autori, soprattutto figli di Comte e dell'infatuazione scientista ottocentesca.
Sulle radici positivistiche del giallo si è soffermato E.G. Laura. A suo avviso il pensiero positivistico è uno degli innegabili padri della narrativa poliziesca.
Non dimentichiamo, infatti, che August Comte pubblica il suo "Cours de philosophie positive" fra il 1830 e il 1842, vale a dire nel periodo immediatamente precedente alla pubblicazione dei racconti poeiani.
Da parte loro altri due studiosi, Stefano Benvenuti e Gianni Rizzoni, hanno sostenuto che il "romanzo poliziesco alla Conan Doyle può essere considerato una delle espressioni minori del Positivismo in campo letterario".
Il romanzo poliziesco, infatti, annovera tra i suoi antenati opere letterarie e filosofiche, logiche e scientifiche. Non solo ogni giallista ha una sua visione del mondo e dell'uomo ma ha soprattutto una certa concezione della razionalità umana, concezione che può trasparire in modo più o meno esplicito, ma che non può mai essere assente.

Di fatto, nelle opere di Conan Doyle o di Poe ci si imbatte in termini presi in prestito da  manuali di logica e di filosofia della scienza quali: deduzione, ipotesi, verifica e teoria.

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