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lunedì 31 agosto 2020

Grammatica: Il Past continuous



Oggi parliamo del Past Continuous. Ecco alcune slide riassuntive che trovate anche nel video

venerdì 28 agosto 2020

La figura di Sherlock Holmes



Frutto di una società ricca, questo nuovo personaggio che Doyle aveva in mente sarebbe stato poco assillato dai bisogni di denaro ed avrebbe perciò lavorato duramente non per sete di guadagno bensì per il proprio disinteressato diletto. La troppa tranquillità genera il tedio ed il protagonista di "A study in scarlet" sarebbe stato un gentiluomo annoiato che, per vincere il grigiore della "routine" quotidiana, si sarebbe dedicato ad un'attività unica ed emozionante: dare la caccia da privato ai delinquenti che la polizia non riusciva a scoprire. Curiosamente l'autore non volle farne a priori un personaggio simpatico: chiuso, irritante, superbo,arrogante, ironico, motteggiatore, di rado Holmes si concede le piacevoli ore di svago dell'uomo comune; pur non odiando le donne non di innamora mai ed è, tutto sommato, misuratamente misogino. Il suo unico amore è costituito dalle scienze, e l'investigazione sarebbe diventata con il suo metodo una scienza esatta. Modello di Holmes era stato un certo Joe Bell che Conan Doyle aveva avuto come insegnante all'università di Edimburgo.
Magro, ironico,intelligentissimo, Bell si divertiva a stupire le persone appena conosciute dicendo di loro ogni cosa, passata e presente,  che riusciva a dedurre da minuziosi indizi. Senza dubbio la vera novità recata dalla narrativa di Conan Doyle nel genere poliziesco è la preminenza data alla figura dell'investigatore, la cui personalità, le cui manie, le cui caratteristiche morali, psicologiche, sentimentali, attraggono l'interesse del lettore, forse anche più del mistero criminale proposto e dell'intreccio che intorno ad esso si sviluppa.
Benchè Monsier Lecoq goda già di un maggior spazio, rispetto a Dupin., è solo con Holmes che il lettore apre il libro per trovare il suo eroe in un contesto tipico ed inconfondibile. Sherlock Holmes abita con il dottor Watson in una via del centro di Londra, Backer Street; ha una padrona di casa buona e brontolona, una figurina schizzata con "humor"; possiede uno stravagante concetto dell'ordine. Come Vidocq, Sherlock Holmes ama i travestimenti, con i quali non viene identificato nemmeno dall'amico e compagno d'avventure. Infallibile, forse lo è, ma non senza ammettere talvolta di aver imboccato una falsa pista e di aver dovuto rettificare le proprie premesse alla luce di nuovi sviluppi del caso. Se Dupin si concedeva all'investigazione per un sereno diletto dell'intelligenza, Holmes vi è attratto da una morbosa tensione attivistica, che gli fa desiderare di misurare tutto se stesso con impegni sempre più eccezionali e rischiosi, per riuscire laddove nessun altro potrebbe.
La sua tensione intellettuale si muta in nevrosi e nelle pause di inattività fra un caso e l'altro cede alla tentazione della droga iniettandosi cocaina: un tratto decadentistico che ci ricorda il processo ad Oscar Wilde e tutto un mondo vittoriano "irregolare". 

giovedì 27 agosto 2020

Arthur Conan Doyle




Arthur Conan Doyle nasce ad Edimburgo il 22 Maggio del 1859 da una famiglia irlandese di antica nobiltà, ma con scarsi mezzi economici.
Compì i primi studi presso una scuola di Edimburgo e alla Hodder Preparatory School nel Lancashire. Ma la sua formazione avverrà principalmente in una scuola cattolica diretta dai gesuiti, lo Stonyhurst Jesuit College. Il giovane Arthur rimase intimorito dallo zelo fanatico dei gesuiti e più tardi si ribellerà ai loro insegnamenti.
Nel 1876 entrò al Edimburgh Medical School e nel 1879 pubblicò il suo primo racconto "The Mistery of the Sasassa Valley". Nel 1881 ottenne il baccellierato in Medicina e il Master in Chirurgia; inizia così a lavorare nell'ospedale di Edimburgo.
Imbarcatosi su una baleniera come medico di bordo, trascorse alcuni mesi nell'oceano artico e poi in Africa. Tornato in patria, aprì uno studio medico a Southsea senza troppa fortuna. Ma Conan Doyle dedicò i suoi sforzi anche ad altri campi. "A study in scarlet" del 1887 è il primo racconto in cui appare Sherlock Holmes. Scrisse romanzi storici e una storia sullo spiritismo. Nel 1903, in seguito all'appoggio da lui dato alla guerra boera con i suoi articoli, era stato insignito del titolo di baronetto.
Morì il 7 luglio 1930 a Crowborough nel Sussex.

lunedì 24 agosto 2020

La Country house



"Dowton is a great house, Mr Bates, and the Crawley are a great family. 
We live by certain standards and those standards can at first seem daunting"
(Dowton Abbey, st.1)

Con il successo della serie britannica "Downton Abbey" l'interesse per le country house si è riacceso tanto da diventare mete turistiche d'eccellenza. Ma cos'erano le country house? e qual era il loro valore sociale ed economico?
La Country house è una villa solitamente di grandi dimensioni, costruita in campagna, che per quasi 800 anni ha consentito lo sviluppo architettonico, sociale, economico e culturale dell'Inghilterra.
La campagna rappresentava il luogo ideale nel quale l'aristocrazia poteva vivere circondata dal lusso e dalla ricchezza. Già a partire dal Medioevo cominciavano a spuntare le prime Manor houses, abitazioni dei feudatari e latifondisti ed avevano l'aspetto di manieri molto semplici spesso circondati da mura o fossati.
La volontà di rendere visibile la propria condizione privilegiata si manifestò sotto la dinastia dei Tudor, creando i presupposti per la creazione delle country house. 

venerdì 7 agosto 2020

The purloined letter



La  prima pubblicazione risale al 1845, a cui fece seguito una seconda pubblicazione nel settembre del 1884. La storia fu ristampata in Inghilterra nel "Chambers' Edimburgh Journal".
Questa, che è la terza avventura di Dupin, sembra un semplice racconto giallo, scritto con uno stile lineare, scorrevole e soprattutto comprensibile. L'identità del colpevole è nota sin dall'inizio, così come la risoluzione del caso; il fuoco del racconto è la detection, il modo in cui Dupin ottiene la lettera e le sue abilità analitiche. 

mercoledì 5 agosto 2020

Edgar Allan Poe: "The murders in the rue morgue"



Per unanime convenzione la nascita di quel genere letterario che è il poliziesco viene indicato nel 1841, l'anno in cui Edgar Allan Poe pubblica sul Graham's magazine di Philadelphia, il racconto The murders in the Rue Morgue. In effetti, questo racconto configura in modo del tutto compiuto, un modello di narrativa che non subirà variazioni di rilievo in seguito e che, pur affondando le sue radici in esperienze precedenti, ne rimane in sostanza autonomo.
Poe ambienta il racconto a Parigi, dove ha luogo un orribile duplice omicidio. Una ragazza viene trovata assassinata nella cappa del camino di casa, in una stanza chiusa a chiave dall'interno e le cui finestre sbarrate resistono ad ogni sforzo per aprirle. Poco dopo, in un cortiletto adiacente, viene scoperto il cadavere della madre, con la testa quasi staccata dal busto. Le testimonianze dei vicini sono confuse, ma ne emerge che al momento degli omicidi si sono udite due voci maschili, una delle quali, di singolare timbro gutturale, con parole incomprensibili di vago suono straniero. La polizia applica le procedure d'uso: interrogazione dei testimoni, fermo dei sospetti, raccolta degli indizi. Tuttavia non conclude nulla, non riuscendo a spiegare né il movente né il modo.

martedì 4 agosto 2020

EDGAR ALLAN POE



Boston 1809 - Baltimora 1849

Poe nasce da una famiglia di attori ambulanti. Il padre, alcolista e affetto da tubercolosi, muore prematuramente; la tendenza all'alcolismo ereditata ossessiona Edgar, che più tardi, nel racconto "L'Ombra" si attribuirà il soprannome di Oinos (vino). Alcune settimane dopo la sua nascita, la madre lascia la puritana Boston per il Sud, dove Poe cresce tra miseria e lo splendore degli accessori teatrali. Ha soltanto tre anni quando sua madre muore di tubercolosi. Abbandonato alla carità pubblica, egli viene accolto dagli Allan, ricchi negozianti di Richmond; diventa così Edgar Allan, sviluppando una doppia identità più tardi descritta in "William Wilson". L'adozione fa di Poe un sudista.
Dopo Waterloo e la guerra aperta contro l'Inghilterra, il signor Allan, per rilanciare i propri affari commerciali, si reca a Londra con la moglie ed Edgar; quest'ultimo vi resterà per quattro anni. Rientrato negli Stati Uniti nel 1820, frequenta le scuole della Virginia, dove gioca, beve e si indebita. Nel Marzo 1827, Poe abbandona la casa dei genitori.
A quest'epoca, Poe ha diciotto anni ed è poverissimo; pubblica allora anonimamente un libretto di versi romantici "Tamerlane and Other Poem". Dopo qualche tempo, si arruola come soldato nell'esercito federale sotto il nome di Edgar Allan Percy. Segnalato dai superiori, entra a West Point,da cui viene escluso nel 1831. Si rifugia allora presso una sorella del padre biologico, Marie Clemm e della quale sposerà nel 1836 la figlia Virginia.
Nel 1833 Poe vince un concorso letterario indetto da un giornale locale con il racconto "Manoscritto trovato in una bottiglia". In seguito diventa direttore di una rivista di Richmond "The Southern Literary Messenger", ma colpito da una crisi di etilismo abbandona il posto nel pieno del successo (1837).  Poi dirige il "Barton's Gentleman's Magazine", il "Graham's Magazine" a Philadelphia e il "Broadway Journal" a New York. Nell'ottobre 1849, colpito da una nuova crisi, a quasi quarant'anni, viene ritrovato privo di sensi per strada e muore pochi giorni dopo all'ospedale di Baltimora.

Sintesi biografia in inglese

domenica 2 agosto 2020

Il Poliziesco e la filosofia





Tutti gli storici del romanzo poliziesco si trovano concordi nel sostenere che questo filone letterario o para- letterario è un figlio minore del positivismo, di quella corrente filosofica che dominò la scena culturale intorno alla metà dell' Ottocento. Poe, Gabriau e Conan Doyle sono, secondo il giudizio di molti autori, soprattutto figli di Comte e dell'infatuazione scientista ottocentesca.
Sulle radici positivistiche del giallo si è soffermato E.G. Laura. A suo avviso il pensiero positivistico è uno degli innegabili padri della narrativa poliziesca.
Non dimentichiamo, infatti, che August Comte pubblica il suo "Cours de philosophie positive" fra il 1830 e il 1842, vale a dire nel periodo immediatamente precedente alla pubblicazione dei racconti poeiani.
Da parte loro altri due studiosi, Stefano Benvenuti e Gianni Rizzoni, hanno sostenuto che il "romanzo poliziesco alla Conan Doyle può essere considerato una delle espressioni minori del Positivismo in campo letterario".
Il romanzo poliziesco, infatti, annovera tra i suoi antenati opere letterarie e filosofiche, logiche e scientifiche. Non solo ogni giallista ha una sua visione del mondo e dell'uomo ma ha soprattutto una certa concezione della razionalità umana, concezione che può trasparire in modo più o meno esplicito, ma che non può mai essere assente.

Di fatto, nelle opere di Conan Doyle o di Poe ci si imbatte in termini presi in prestito da  manuali di logica e di filosofia della scienza quali: deduzione, ipotesi, verifica e teoria.

Il Romanzo Giallo



L'Origine del termine "Giallo"

Il termine giallo trae origine dalla collana italiana sorta nel 1929 per iniziativa di Lorenzo Montano e dell'editore Arnoldo Mondadori. 
In Francia il termine più usato è roman policier da cui l'italiano romanzo poliziesco. 
Gli anglosassoni indicano con detective novel il romanzo basato su un'indagine poliziesca. 
Mistery è  più generalmente la narrativa ancora ancorata alla progressiva chiarificazione di un mistero iniziale. 
Whodonit (contrazione di Who done it?) è  un neologismo americano creato per indicare quel tipo particolare di giallo il cui maggiore interesse consiste nello scoprire l'identità del colpevole. 
Thriller si adopera in Gran Bretagna per definire un giallo in cui sia predominante la tensione. 
Suspence è più in genere il giallo contraddistinto dall'angoscia. 
In anni recenti si sono definiti crime novels i polizieschi dove la chiave per risolvere il mistero è di natura psicologica. In Germania si parla sia di detektivliteratur che di kriminalroman.

Che cos'è il "Giallo?"

Per definire quei libri che si accostano alla letteratura vera e propria i francesi hanno coniato il felice termine di "paraliterature". Il lettore del romanzo popolare è un complice passivo dell'autore: egli sa quel che deve attendersi dal libro che ha in mano, pigramente si affida ad un meccanismo prevedibile, anzi scontato. E' proprio quanto non avviene per il lettore di romanzi polizieschi, il quale non può essere passivo e trae il suo piacere dallo stabilire nei confronti dell'autore un rapporto d'intelligenza dialettica. Nel giallo regna l'imprevedibilità.
Cos'è allora il romanzo poliziesco?
E' la narrazione di un mistero criminale volta ad individuare del delitto in oggetto, chi l'ha commesso, come l'ha commesso, perchè l'ha commesso e quando. 
<< Il romanzo poliziesco ha come argomento il pensiero logico ed esige che il lettore ragioni logicamente. >> (Berthold Brecht)
L'investigatore applica al mistero un metodo di indagine, coerentemente al quale perviene alla soluzione. L'autore del romanzo, quindi,percorre contemporaneamente due strade, l'una interna, e conosciuta da lui solo,che è la strada della verità, l'altra, la sola prospettata al lettore, che è quella dell'apparenza. Tali strade sono convergenti e nell'ultima pagina il velo dell'apparenza grazie all'indagine, sarà del tutto squarciato a favore del piano della realtà.
La costruzione dell'arco narrativo, la disposizione della materia, la presentazione dei personaggi,l'uso stesso delle parole così come l'articolazione della frase devono tener conto di questo progetto d'indagine nei confronti del lettore ed insieme devono, correttamente penetrati dal medesimo lettore, consentirgli di giungere anch'egli alla definitiva chiarificazione del mistero. 
Il giallo ristabilisce l'ordine dopo la confusione provocata dal delitto, accetta la verità d'un fatto sotto la coltre delle apparenze, ma non supera i limiti di ciò che è conoscibile nella sfera del quotidiano. Nel giallo non le azioni vengono fatte derivare dai caratteri ma i caratteri dalle azioni.

sabato 1 agosto 2020

Il romanzo inglese del primo novecento



L’inizio del Novecento segnò l’affermazione della potenza imperiale inglese. Il regno di Edoardo VII, salito al trono nel 1901 alla morte della regina Vittoria, fu accompagnato dal trionfo economico, industriale e militare del paese. Le condizioni di lavoro e di vita delle classi lavoratrici erano durissime. La classe dominante, la trionfante borghesia inglese si riteneva come la protagonista di un mondo che aveva per sempre trovato i suoi perfetti equilibri. Ma il Vecchio mondo ottocentesco, con i suoi valori moralisti e populisti, cominciava a morire e qualcosa di differente e più complesso emergeva: il modernismo.

Il movimento nacque come movimento artistico e vide la nascita del futurismo, il cubismo e il vorticismo.

Il vorticismo proponeva una pittura dai tratti netti e forti, dalle angolazioni acute, dalle tessere nitide e brillanti, che esaltavano la macchina, l’energia, il vitalismo.

I pittori dell’avanguardia rivelavano come la realtà potesse  essere colta in modo non realistico, non «rappresentativo». L’impeto iconoclasta del primo modernismo si sposò però con il recupero della tradizione: non quella recente, ma quella del grande patrimonio della cultura europea.

Il modernismo fu applicato anche alla letteratura grazie alle riflessioni di due filosofi: il francese Henry Bergson e l’americano William James.

Il concetto di ciò che Bergson chiamava “duree” ovvero, la durata, associandola ad uno stato interiore, aveva trasformato il concetto di tempo da una sequenza di punti separate in un flusso di continuità.

William James nel suo “Principi di Psicologia”, affermava che la coscienza “non appare divisa in piccolo pezzi” ma fluisce così come un’onda o un fiume, in un flusso di coscienza (stream of consciousness).

 Ne derivava la scelta di «dissolvere la realtà, che passando per il prisma della coscienza» veniva cosí frantumata in aspetti e significati molteplici. Tecnicamente questo, nei narratori, comportava il ricorso al rivoluzionario stream of consciousness, al flusso di coscienza, alla traduzione sulla pagina del processo inconsapevole di pensieri, associazioni e sensazioni che attraversano la mente. Oppure, in Virginia Woolf, nella rinuncia al punto di vista del narratore per l’adozione di una molteplicità di punti di vista. L’intento, era quello di «avvicinarsi a una vera realtà obiettiva con l’aiuto di molte impressioni soggettive avute da molte persone (e in momenti diversi)». (Auerbach)

Furono  i modernisti quindi a  denunciare l’impossibilità di raccontare una storia con la linearità e consequenzialità che veniva da un’ordinata visione del mondo ora che il mondo non era piú conoscibile nella sua totalità. È questo fu vero sia per i romanzieri, sia per i poeti: «Non so connettere nulla con nulla», lamenta Eliot in The Waste Land.

Lo sconcerto, la confusione, la mancanza di solidi punti di riferimento, ma al tempo stesso la consapevolezza della necessità e della possibilità di rappresentare dimensioni inesplorate e nuove dimensioni della realtà, si tradussero nella splendida fioritura letteraria nel primo trentennio del Novecento.


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